Ero in Consiglio nel novembre 2017 quando si votò qui la risoluzione, si parlava di autonomia come di grande passaggio politico, capace di rivoluzionare il rapporto tra lo Stato e i territori, nel solco ideale del federalismo repubblicano di Carlo Cattaneo. Son passati 9 anni e la sproporzione tra le velleità di allora e il risultato di oggi – che in Aula abbiamo votato la risoluzione sull’intesa con lo Stato per l’autonomia differenziata – è veramente sconfortante.
Non sono massimalista, ho sempre riconosciuto il valore dei piccoli passi e della mediazione, qui però i passi sono talmente piccoli da risultare insignificanti.
La maggioranza in regione ha avuto la possibilità di trattare direttamente col un governo dello stesso colore politico e non ha portato a casa nulla. Poche competenze, assolutamente marginali, e nemmeno un euro in più per gestirle.
Dopo 9 anni dall’avvio del percorso, un’intesa così povera è una vera e propria disfatta, figlia dell’assenza di una vera cultura federalista a livello nazionale e dell’assenza di autorevolezza a livello regionale: ma come fa la Lombardia ad essere credibile rivendicando nuove competenze quando non riesce nemmeno ad amministrare in modo efficace quelle che già ha, come la vicenda delle concessioni idroelettriche scadute da anni e non ancora rinnovate?
Se c’è qualcuno che dovrebbe bocciare questa intesa sono proprio gli autonomisti e i federalisti, sempre che ce ne sia ancora qualcuno.
sono proprio gli autonomisti e i federalisti, sempre che ce ne sia ancora qualcuno.