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CASE DI COMUNITÀ, IN LOMBARDIA NE MANCANO ANCORA 74 E SOLO 8 SU 216 HANNO TUTTI I REQUISITI; DI QUESTE, 6 SONO A BERGAMO.

14 Luglio 2025

IN BERGAMASCA ATTIVATE 18 SU 21 MA SERVE RISOLVERE IL NODO DEL PERSONALE PER RENDERLE PIENAMENTE OPERATIVE.

In Lombardia sono solo 8 le case di comunità che rispettano tutti i requisiti minimi ministeriali: 9 su 10 non hanno la copertura prevista di medici e infermieri, un terzo di quelle programmate non è ancora aperta, mentre nel 40% delle case di comunità già aperte mancano totalmente i medici, che invece dovrebbero esserci sette giorni su sette, 24 ore su 24. Nel 45% non c’è alcun servizio di diagnostica, nel 31% non c’è l’integrazione con i servizi sociali e nel 30% manca il punto prelievi.

Questi i numeri resi noti questa mattina nel corso di una conferenza stampa organizzata dal Gruppo regionale PD, durante la quale il capogruppo Pierfrancesco Majorino ha evidenziato che in Lombardia mancano ben 74 case di comunità sulle 216 previste. “Un dato preoccupante, perché il tempo stringe nonostante le rassicurazioni dell’Assessore al Welfare Guido Bertolaso. C’è bisogno di un piano di riprogettazione, di ridefinizione degli impegni presi di fronte ai cittadini. Abbiamo bisogno di una medicina territoriale più vicina ai cittadini lombardi, altrimenti l’unica cosa che cresce in questa situazione sono i bilanci dei grandi gruppi della sanità privata, che si arricchiscono dietro le liste d’attesa”.

A livello lombardo il capo delegazione Pd in commissione sanità Carlo Borghetti ha fatto il punto: “Su quali aspetti ci sono le carenze più gravi? Intanto sulla presenza degli infermieri per i quali abbiamo circa il 90% delle case di comunità che non soddisfano il requisito della presenza 7 giorni su 7. Stessa percentuale si ha per i medici”, entra nel dettaglio Borghetti. “Il 40% delle strutture attive non ha nemmeno per 1 ora a settimana il medico di medicina generale. Queste strutture, ricorda il consigliere dem, dovevano dare “una risposta anche sulla diagnostica, su quegli esami per i quali i cittadini sono costretti a lunghe liste d’attesa. Purtroppo, soltanto il 55% delle case di comunità oggi presenta servizi di diagnostica”. I punti prelievi? “Sono assenti in 41 case di comunità (29,5%)”, elenca ancora Borghetti. “E ci sono case di comunità che effettuano prelievi solo 1 giorno e per 2 ore”. Altro dato segnalato nel report: “il 32% delle strutture non ha l’integrazione con i servizi sociali”.

In provincia di Bergamo, delle 21 case di comunità previste, 18 sono già state attivate; siamo contenti del lavoro del personale delle ASST bergamasche che in questi anni si è impegnato per raggiungere questo obiettivo, e che noi stessi, durante diversi sopralluoghi, abbiamo trovato motivato e consapevole dell’importanza del proprio ruolo nella presa in carico del cittadino; ci sono però ancora diverse criticità da affrontare con urgenza per raggiungere in tutte le case di comunità i requisiti previsti dalla normativa nazionale in merito all’erogazione dei servizi, a causa della carenza cronica di personale: le criticità maggiori riguardano la presenza dei medici h 24, 7 giorni su 7 (non presenti nel 66,7% delle strutture) e degli infermieri (non presenti h 12, 7 giorni su 7 come previsto nel 55,6%), nel 50% delle strutture manca completamente il servizio di diagnostica di base.

“La Lombardia è in forte ritardo e ormai mancano non molti mesi alla scadenza del PNRR – rilevano il capogruppo Majorino e il capodelegazione dem in commissione sanità Carlo Borghetti –. Non bastano le rassicurazioni dell’assessore Bertolaso, occorre che in massima trasparenza la Giunta condivida la pianificazione di tutta la regione e la gestione dei lavori. Le case di comunità sono determinanti per restituire dignità ed efficienza alla sanità territoriale: non possiamo permetterci di sprecare quest’occasione. Bisogna fare presto, perché il tempo stringe”.

 

In allegato, la nota diffusa oggi in conferenza stampa.

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