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In Gioco, lo sport delle persone: per la salute, la socialità, i valori

29 Aprile 2026

Lo sport in cima all’agenda politica. Come prevenzione, che poi agisce sui costi della sanità, e come socialità, che ha alla fine la stessa funzione. Perché ritrovarsi in una palestra, in un campo sportivo, in una strada di campagna a correre o camminare è salute da tutti i punti di vista. Ma i problemi non mancano, a cominciare dall’investimento pubblico nelle strutture, nel sostegno alle società, nei bonus alle famiglie. Venerdì 24 aprile si è svolta a Milano la seconda edizione del convegno “In Gioco: lo sport delle persone” organizzata dal Gruppo PD a Palazzo Pirelli, per parlare proprio di come le istituzioni possano sostenere la pratica sportiva di tutti e tutte, dai più piccoli ai più anziani.

Vogliamo far scalare posizioni allo sport nell’agenda politica regionale. Secondo noi manca un’adeguata riflessione su quanto lo sport sia determinante nella vita delle persone: chi ha sempre fatto sport può testimoniare il peso che ha nella crescita, ad esempio, di un bambino, il tempo che passa a contatto con il suo allenatore, con i compagni di squadra, imparando le dinamiche della società e concetti come vincere e perdere. Oppure per un anziano, anche solo pochi minuti di attività fisica al giorno che rendono più autonomi e più a lungo. È un valore quantificabile in denaro? No, perché è inestimabile.

Sappiamo che per ogni euro investito nello sport nel medio periodo ne risparmiamo dai 3 ai 6 nella spesa sanitaria. Noi chiediamo ogni giorno più soldi per la sanità, lo chiediamo a livello nazionale, regionale, ma vorremmo che ci si ponesse una volta per tutte la domanda di come facciamo a ridurre la spesa sanitaria aumentando la pratica sportiva, la vita sana. Anche dal punto di vista della socializzazione. Per questo dare una mano alle società sportive che promuovono questa attività e questa cultura del movimento è fondamentale. Per questo dobbiamo affrontare i freni e i limiti alla pratica sportiva. È sconvolgente pensare che ci siano ragazzi che non possono fare sport perché la famiglia non può pagare 2-300 euro l’anno. Nessuno deve essere escluso, i benefici sono troppo grandi.

 

Siamo partiti da questa filosofia e abbiamo deciso di renderla concreta con alcune azioni: abbiamo presentato sei progetti di legge per cercare di muovere la Regione, abbiamo istituito un Osservatorio democratico dello sport, abbiamo dato vita a tre cortometraggi, ‘Storie di sport’, che raccontano il valore dell’attività sportiva nei territori. Ma il punto è che o noi agganciamo la spesa sportiva a qualche filone di finanziamento stabile, come la spesa sanitaria, oppure non ne usciamo. Siamo ancora fermi a una Dote sport che stanzia solo 2 milioni di euro l’anno, 100 a famiglia, mentre nel Lazio si arriva a 9,7 milioni. E così più di 10mila bambini in Lombardia non possono accedervi.

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