La riforma era stata annunciata come l’occasione per premiare la montanità di quei Comuni che negli ultimi anni avevano sofferto di più, ma l’esito non rispecchia minimamente quell’obiettivo. Pensiamo alla bergamasca: esce dall’elenco dei comuni montani Villa di Serio ed entra Torre Boldone…
Per avere una revisione fatta così, si poteva tranquillamente fare a meno di farla. Un conto sarebbe stato un lavoro – territorio per territorio – slegato da indicatori nazionali uguali per tutti che poco si adattano alle situazioni specifiche, andando a valorizzare quei territori che hanno più bisogno di parametri differenziati nella pianificazione dei servizi pubblici e di risorse per investimenti.
Con questa scelta, invece non si cambia sostanzialmente nulla, se non alcuni paradossi come quello sopra citato. Un lavoro inutile.
Sarebbe servita più flessibilità (o almeno più autonomia) nell’applicare i criteri sui territori. Ora è fondamentale che nel riparto dei finanziamenti destinati ai comuni montani la Lombardia non venga penalizzata.
Milano, 7 febbraio 2026