A fronte dei 2 milioni di euro che Regione Lombardia assegnerà alle province (corrispondente al 60% dei fondi derivanti dal canone aggiuntivo ricognitorio 2024), mancano 207 milioni che i concessionari dovrebbero versare nelle casse regionali tra canoni ordinari e monetizzazione dell’energia elettrica dovuta.
É questa la cifra che le aziende energetiche titolari delle concessioni idroelettriche devono alla Regione, ai sensi della legge vigente, ma che continuano incredibilmente a non pagare. Il canone ricognitorio è poco più di un obolo: quelli non versati sono soldi che sarebbero indispensabili per dare alle zone montane le risorse per la manutenzione dei fiumi, gli investimenti per lo sviluppo del territorio e per la sicurezza degli impianti.
Nella nostra regione è concentrato quasi un terzo della potenza idroelettrica installata italiana, con ben 759 impianti. E i canoni non pagati hanno raggiunto la cifra monstre di 207 milioni di euro. Di ricorso in ricorso – finora sempre tutti persi di fronte al Tribunale Superiore delle Acque – le aziende energetiche continuano a ritardare le procedure e a sfruttare con canoni irrisori l’acqua – bene comune – per la produzione di energia poi immessa sul mercato a caro prezzo.
Non si può ‘festeggiare’ l’arrivo dei canoni ricognitori, se non si tiene alta l’attenzione su quei 207 milioni che ancora mancano per tutte le province. In assenza di un quadro normativo che consenta di percorrere immediatamente altre strade – tra cui la ‘famosa’ quarta via – e dare garanzie a tutti i soggetti coinvolti, bisogna procedere a incassare tutto quanto ancora è dovuto, pena l’impossibilità di partecipare alle gare per le società non in regola.
Milano, 19 novembre 2025