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CANONI IDROELETTRICI, FINALMENTE LA REGIONE INCASSA GLI ARRETRATI, ORA SCORAGGI QUESTE PRATICHE DILATORIE
16 Luglio 2026
E’ un bene che le ultime sentenze della Cassazione abbiano finalmente consentito a Regione Lombardia di incassare gli oltre 200 milioni di canoni dovuti che, attraverso la Provincia, verranno poi redistribuiti destinandoli prioritariamente ai territori interessati dagli impianti di derivazione idroelettrica; è però inaccettabile questo conflitto che vede i grandi gruppi dell’energia adottare questa prassi dilatoria, con ricorsi periodici per posticipare il pagamento dei canoni di diversi anni, durante i quali mantengono in cassa risorse ingenti, che producono altri utili, e che dovrebbero invece già essere riversate sui territori”.
Per questo presenterò in sede di bilancio un ordine del giorno specifico con il quale, propongo alla Giunta di aumentare gli interessi di mora sui canoni non pagati nei tempi corretti; ad oggi le aziende, vista l’entità ridotta degli interessi applicati, pur sapendo che la sentenza sarà a loro sfavorevole, preferiscono ritardare il più possibile il saldo di quanto dovuto facendo affidamento sui tempi lunghi della giustizia tra Tar, Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche e Corte di Cassazione. Se Regione aumenterà gli interessi, renderà questa strategia meno conveniente, disincentivando questa pratica dilatoria e dannosa per i territori, che devono attendere anni per ricevere centinaia di milioni di euro di canoni dovuti in attesa delle sentenze definitive.
Nei scorsi avevo denunciato l’ingente importo di oltre 200 milioni dei canoni dovuti e non pagati dalle concessionarie delle grandi derivazioni idroelettriche in Lombardia, e oggi lancio un appello all’assessore Sertori, contenuto in un altro ordine del giorno al Bilancio: la partita del secolo sono le nuove concessioni per lo sfruttamento dell’acqua nelle centrali idroelettriche lombarde, che a breve andranno riassegnate e che dureranno per i prossimi decenni ; non si può più tergiversare su una simile partita, che ad oggi è proprio di competenza regionale, perché l’inerzia crea un danno enorme. Mentre la ‘quarta via’ (ovvero il rinnovo delle concessioni senza gara ma con adeguamento dei canoni e nuove condizioni concordate con la Regione, ndr) giace a Roma da anni, alla Lombardia restano due alternative praticabili: una società mista-pubblico privato per la gestione delle concessioni idroelettriche e dei relativi utili, sull’esempio virtuoso del Trentino, oppure bandire nuove gare per le assegnazioni delle concessioni. L’importante è che si proceda, perché in ballo ci sono centinaia di milioni di euro di cui i territori montani hanno disperatamente bisogno.
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