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CENTRALE ENEL VALBONDIONE, SU IDROELETTRICO LA REGIONE RECUPERI IL TEMPO PERDUTO

07 Luglio 2026

Parliamoci chiaro: i grandi player dell’energia sono a tutti gli effetti società private che perseguono i più alti profitti possibili nel più breve tempo possibile, e la vendita dell’energia prodotta con le centrali idroelettriche è redditizia come nessun’altra. Decenni e decenni di concessione hanno ammortizzato ogni investimento e con l’esplosione dei costi dell’energia avvenuta negli ultimi anni, gli utili hanno raggiunto cifre mostruose.
C’è di più: in alcune fasce orarie, quando il sole è alto, la produzione da fotovoltaico copre buona parte del fabbisogno energetico nazionale e rende quindi meno redditizia la produzione idroelettrica nella stessa fascia oraria. Immagazzinare invece, con le batterie installate, l’energia prodotta per poi venderla in altre fasce orarie è un’operazione da un lato utilissima a soddisfare il fabbisogno energetico nazionale con energia rinnovabile anche nelle fasce orarie in cui il fotovoltaico è meno performante, ma non dimentichiamo che è anche un’operazione estremamente profittevole per le società, che vendono così l’energia prodotta ad un prezzo estremamente più alto.
Ora, a fronte di questo tipo di profitti – parliamo di un ordine di grandezza attorno ai 2 miliardi di euro all’anno di margini operativi lordi, ovvero utili prima delle tasse, per il solo settore idroelettrico lombardo – noi pensiamo che il beneficio per i cittadini e per i territori sia troppo circoscritto, quasi inesistente in realtà. Perché le bollette per famiglie e imprese restano tra le più alte d’Europa, limitando fortemente la competitività del nostro sistema produttivo, e perché le risorse destinate agli enti locali e derivanti dalle concessioni idroelettriche sono davvero poca cosa rispetto agli utili incassati dai grandi gruppi dell’energia.
È necessario un riequilibrio, un nuovo patto tra cittadini, territori e concessionari produttori, che devono dare di più dopo aver “spremuto” le concessioni e ricavato da una risorsa pubblica, l’acqua, miliardi di euro ogni anno. E chi deve intervenire a tutela dei territori e dei cittadini, negoziando condizioni migliori nel rapporto con i privati, è proprio Regione Lombardia, che ne ha la titolarità ai sensi della legge vigente, la quale affida proprio alle regioni il compito di stabilire condizioni e modalità del rinnovo delle concessioni idroelettriche. Le scelte riguardo a questo rinnovo condizioneranno pesantemente le possibilità di investimento, in particolare sui territori montani, non per uno, due o cinque anni, ma per alcuni decenni, probabilmente per tutto il secolo.
Per questo motivo riteniamo che l’intervento di Valbondione sia un esempio virtuoso dal punto di vista dell’innovazione tecnologica e dell’efficienza energetica, ma che il beneficio più grande per i cittadini ci sarà solo nel momento in cui si procederà ad un rinnovo delle concessioni e alla redazione di un piano di investimenti che possa ripristinare un principio di giustizia e di equità tra società concessionarie e territori.
E su questo punto, invece, la Lombardia è ferma. Ci sono venti concessioni scadute – a partire dal 2010 – e nessuna certezza sul futuro. Non si può attendere oltre: si finisce per non tutelare i territori e non liberare le potenzialità ulteriori che l’idroelettrico ha, come dimostra l’intervento di Valbondione, che è un piccolo esempio di cosa si potrebbe fare per raggiungere l’autonomia energetica e portare sul territorio investimenti, lavoro e servizi.

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