La sicurezza non può essere oggetto di sperimentazione. Sono molto preoccupato in merito alla sperimentazione annunciata da Enel Green Power che prevede, a partire dall’estate 2025, l’introduzione del presidio di un unico operatore per vigilare sul funzionamento degli impianti in tre dighe di alta quota in Lombardia: Trona (Sondrio), Sardegnana (Bergamo) e Venerocolo (Brescia). Sulla questione hanno già espresso la loro contrarietà i sindacati, il PD di Sondrio e i parlamentari dem che hanno presentato una interrogazione alla Camera.
Parliamo di impianti collocati in aree montane estreme, isolate, a oltre 2.500 metri di altitudine. Pensare di affidarne il presidio a un solo operatore significa abbassare drasticamente i livelli di sicurezza. A maggior ragione oggi, con eventi climatici sempre più estremi, serve presenza costante, qualificata e pronta a intervenire.
Mi unisco quindi alla richiesta avanzata dagli onorevoli Vinicio Peluffo, Silvia Roggiani e Gian Antonio Girelli che, con un’interrogazione parlamentare, hanno sollecitato il Ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini a convocare un tavolo di confronto con Regione Lombardia, aziende interessate e rappresentanze sindacali: è indispensabile che ogni cambiamento venga discusso con i territori e non calato dall’alto.
Si parla troppo poco di idroelettrico, di quanto sia cruciale per la produzione energetica rinnovabile e di quanto poco di quella ricchezza torni ai territori. Tante concessioni sono già scadute, tante altre scadranno a breve: non si vogliono fare le gare per il rinnovo, anche se da PNRR saremmo obbligati, non si trova un accordo per una via alternativa e intanto si lasciano senza certezze sia i concessionari sia le comunità locali, che da questa risorsa potrebbero ricavare opere e servizi indispensabili.
30 maggio 2025